mercoledì 13 febbraio 2013

Ci sono cose che ...


Ci sono cose che non avresti mai voluto fare o voluto dire, ma sono state fatte e sono state dette.

Passa del tempo e ti ci riscontri, in modo diverso, distaccato, obiettivo e riesamini ciò che è stato...
Vorresti tornare indietro, per rifare, ridire tutto con più distacco, con più serenità e obiettività … perché, allora, fosti sopraffatta dalle emozioni, più o meno violente, più o meno reali. E ti accorgi che chi avrebbe dovuto ‘perdere’ in realtà ha vinto, ha vinto sulla tua prostrazione, sul tuo dolore… sulle tue esternazioni piene di sangue e lacrime che non l’hanno turbata affatto… Ha vinto perché ha lasciato indietro le emozioni usando mente e crudeltà e ha saputo toccarti dentro le ferite e farti male. Ha saputo bere dalla coppa delle tue lacrime amare, risputandotele addosso e ti ha fottuto quando … dal maggior dolore causato, hai risposto fuori di senno, avvolta dalla rabbia, uccidendo maggiormente te stessa, mentre il ‘nemico’ esultava per l’ennesima volta dopo averti inflitto l’ennesima sconfitta. E ricordi d’esser rimasta sola a leccarti le ferite, a cercare comprensione da chi te l’ha negata, rimasta nascosta per non offrire ancora quel fianco che fa male, che getta sangue e che non sai far rimarginare …E mentre resti lì rintanata per una vergogna che non t’appartiene ma che senti dentro e che ti brucia… percepisci gli scherni e le risate di chi senza misura t’ha calpestato e che ti accusa. 

E ri-pensi a ciò che è stato... ma è parte del passato che puoi solo dimenticare perdonando te stessa e chi s'è divertito a giocare con l'amore, i sentimenti, la rabbia che hai provato ...

domenica 10 febbraio 2013

I miei racconti

 
Nove donne per nove racconti. L’autrice si cimenta ancora nel racconto del gioco amoroso, parlando con toni intimi dell’essere donna, dei sentimenti e delle emozioni. Emozioni che si rincorrono e sembrano, a volte, cozzare tra di loro nel seguire il corso degli avvenimenti fino ad arrivare a conclusioni mai scontate. Anna Rita Scheri parla delle sue donne scivolando sulle parole a carezzare le loro debolezze, a scoprire i desideri, sostenendole dentro quella ricerca di libertà e di autodeterminazione così radicata in ognuna di loro. Ogni donna potrà rispecchiarsi nelle loro storie, potrà vedere se stessa e riscoprirsi, potrà entrare dentro i loro sogni o fuggirne, accettarle o combatterle… non potrà fare a meno di seguirle, comprenderle… amarle, amando se stessa.

Potete acquistarlo su:

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lunedì 14 gennaio 2013

Parole

Parole, parole che sono incomprensioni, difetti del pensiero. Parole che spiegano, raccontano, parlano… Parole, che non vengono comprese, alterate, rivoltate come lenzuola di cui si cerca il rovescio del ricamo per  poterlo avere diritto nella reversina. Parole come fuochi che ardono di passione o come ghiaccio che congelano il tepore, il calore, il sentimento che le parole alimentano o distruggono. Parole che spiegano senza dare alcun significato al discorso ben armato, oppure basta una parola per spiegare ciò che si ha nel cuore. Parole. Parole inutili, senza senso lanciate come palle su birilli che cadono colpiti, parole come mattoni che erigono cattedrali che smarriscono le loro guglie al di là del cielo, oltre le nuvole e si perdono come le parole del mistero. Parole che non possono essere pronunciate. Parole urlate, arrabbiate…  parole acchiappate e rigettate. Parole che non senti, parole che non dici, parole non puoi negare eppure neghi. Parole. Parole infilate nel refe della collana come perle per ornare e sgranate come grani del rosario sul pulpito di una chiesa, o lanciate come proiettili da un’arma e che feriscono, uccidono... plagiano. Parole. Parole suonate come tasti di pianoforte o corde di chitarra che seguono le note del pentagramma nell’armonia della vita e si rincorrono, si raddoppiano, si scindono… muoiono e risorgono. Parole che sanno di vomito, di sale, di rose appena colte e che ti assalgono senza via di scampo. Parole buone. Parole cattive. Parole buone che sanno di perfidie. Parole cattive composte per rapire. Parole, nodi del pensiero… che non si riescono a districare… e a capire.
Anna Rita Scheri

sabato 5 gennaio 2013

Cara Befana,

non ho più l’età per scriverti letterine, ma quella piccola bambina che credeva nella magia, nel possibile dell’impossibile, nei cuori aperti e nell’amore è rimasta nel mio cuore e mi permette, quindi, di  credere in te ancora. Perciò prestami attenzione perché non sono piccoli regali quelli che vorrei chiederti per questa notte del 5/6 gennaio dedicata ai desideri e all’avventura. Regali non per me…  ma per tutti coloro che il mio amore ricopre e mi sono cari. Porta loro una grande sacco pieno della gioia di un sorriso per rischiarare ogni risveglio del mattino.  E poi una calza piena di emozioni positive che possano contagiare chiunque ne abbia bisogno e voglia. E, passando con la tua scopa, un po’ di quella polvere di sogno lascia cadere su di loro per colorare notti buie e solitarie, allontanando illusioni o incubi peggiori. Ma soprattutto, e so che forse è troppo, dona loro la consapevolezza di ciò che sono e fanno e un pizzico d’armonia tra pensieri e cuore per non far danno. E un piccolo regalo vorrei anche per me chiederti ancora… regalami la forza di credere in me stessa e nella mia unicità, senza mai farmi vacillare e dubitare di ciò che sono e voglio, e poi per quella cosa che tu sai che mi è dentro il cuore, fai sì che si avveri e porti solo felicità e amore …
Ciao Befana, grazie e buona notte!
Anna Rita

venerdì 4 gennaio 2013

Ci sono cose

Ci sono cose in fondo al cuore
che non possono (vogliono)
essere svelate.
Restano lì nel silenzio
e si cerca di dimenticare.
Dimenticare nel giorno che corre,
nei pensieri che vagano,
nelle parole che si perdono.
Restano lì per essere abbandonate, 
ma nella notte dei sogni ritornano.
E non ti resta che dimenticare
anche il sogno... se ne sei capace.
(anna rita scheri)

sabato 15 dicembre 2012

Momenti di silenzio


Ci sono momenti in cui si ha bisogno di silenzio.

Quel silenzio che come un bozzolo racchiude i tuoi pensieri, la tua anima, il tuo corpo e li protegge.

Dopo aver tanto parlato, tanto discusso e ti sei reso conto che le parole sono solo state come foglie al vento che all’arrivo dell’autunno cadono ingiallite… lasciando così quei rami spogli che si protendono scuri nell’aria umida, fredda, incolore dell’inverno, e non c’è  che la possibilità del silenzio e dell’attesa.

La solitudine diventa una calda coperta che ti avvolge, che copre la testa e ti isola dal mondo, dagli sguardi, dal vociare frettoloso, superficiale e irriverente di chi non sa ascoltare, di chi non sa vedere… di chi si è arreso alla corrente del fiume dell’esistenza, incanalato in angusti passaggi di cemento come tortuosi meandri  del cervello che non hanno più respiro, mentre i pensieri vanno... corrono, scorrono impazziti… sempre uguali, senza sbocco, girando continuamente su stessi percorsi… su stessi solchi che vengono erosi sprofondando nel nulla esistenziale.

E ricerco quel silenzio che cura, che calma la mente e il cuore, quella solitudine che medita, si raccoglie e sfonda il tempo per andare oltre le dimensioni del giorno scandito dal banale, dal predisposto e dal così è se vi pare … e non vuol cambiare.

Il bruco nel suo bozzolo si evolve, il ramo spoglio di vita apparente è in stasi e si protegge. E dopo l’attesa, il silenzio, la solitudine…  la vita riesploderà nel volo, nei colori e nelle possibilità per la stagione del sole e del calore, che nel silenzio e nella solitudine del momento richiesto si è  contribuito a far esistere, a rinnovarsi ad evolversi …

Anna Rita Scheri

mercoledì 31 ottobre 2012

Il giorno di riposo

Era da poco passata la mezzanotte quando la porta si aprì dall’esterno e qualcuno entrò nella casa. Nel buio completo della notte le luci rimasero spente, mentre l’essere che era entrato vagava per la stanza senza far rumore, senza emettere un solo respiro. Poi, lentamente, si avvicinò ad una poltrona illuminata da un raggio di luna. Posò il bastone intagliato con strane figure contorte e spaventose, si tolse il mantello che copriva la scarna figura, poggiò il nero cappello sopra un mobile lì accanto e si tolse la maschera dal volto. A favore della luce lunare essa apparve di un colore bianco grigiastro con zigomi segnati di nero e il contorno degli occhi del rosso del fuoco di una brace quasi spenta. Si tolse le scarpe e poi la giacca strappata, i pantaloni smunti e quasi laceri… la camicia sporca e insanguinata. Privo dei suoi abiti rimase poi così, fermo per un istante, nudo e liberato. Accasciandosi quindi esausto sulla poltrona che lo accolse nell’invisibilità delle sue forme l’essere pensò: “Finalmente un giorno di riposo! Oggi saranno gli stessi esseri umani a mettere in scena il loro terrore! E non avranno bisogno di me.”  E in quel preciso istante, il calendario appeso alla parete si illuminò mentre una pagina si staccava, mostrando la data di quel nuovo giorno: il 31 di ottobre… festa di Halloween. (Anna Rita Scheri)

venerdì 5 ottobre 2012

E se .... ?


Ore 14:00. Ottobre 5, 2012. Sono seduta su un vagone della metropolitana dopo ore passate a ‘sbattermi’ dentro un ufficio. Sto tornando a casa. Ho un libro tra le mani che vorrei finire di leggere. Ad un tratto però qualcosa distoglie la mia attenzione dalla pagina che sto leggendo e mi guardo attorno. Guardo la gente, ce n’è dovunque: seduta, in piedi, appoggiata alle pareti, attaccata alle porte…  Gente che sta in silenzio. O almeno così mi sembra, in quanto non percepisco rumori... Neppure quelli assordanti, in genere, del treno che scorre sulle rotaie. Continuo a guardare quella massa di persone che mi dà l’impressione di essere inanimata, o meglio, priva di una propria volontà di reazione, come se fossero esseri che seguono un qualsivoglia ruolo senza averne diretta coscienza. Il tempo sembra essersi fermato, continuo a  guardarli e la domanda che sorge, senza aver seguito nessuna riflessione mentale, mi lascia perplessa. E se tutta questa gente non esistesse? Mi chiedo facendo seguire il punto interrogativo da un’altra domanda, più che pertinente alla prima: che cosa cambierebbe? E cosa cambierebbe su questo nostro pianeta Terra se fosse privato dei sui abitanti umani? Continuo imperterrita a chiedere senza aver voglia di cercare alcuna risposta. E se non ci fosse neppure la Terra? Cosa cambierebbe nell’Universo? Quali equilibri andrebbe a far saltare, a rivoltare se ad un tratto sparisse? Sempre se poi la Terra fosse importante per quegli equilibri! Rifletto. O magari la sua non presenza sarebbe fautrice, invece, di una nuova e maggiore armonia. Ma le domande ritornano. E se fosse l’Universo a non esistere? Se ci fosse semplicemente un vuoto cosmico … il niente di niente… il nulla? E se tutto questo che stiamo vivendo fosse un bluff? Se fossimo semplicemente personaggi di una storia inventata, di un’illusione derivata da un pensiero creativo sconosciuto che dirige la storia? Come quelle dei cartoni animati dove i personaggi sembrano vivere, partecipare, emozionarsi, morire e tanto altro ma che in realtà non esistono…  In realtà non Sono!

E, se fossimo proprio così, come quei personaggi inutili che mostrano se stessi credendo nella loro vera  utilità, e ci rendessimo conto del nostro stato, se ne prendessimo coscienza… cosa succederebbe? Ci lasceremmo andare smontandoci dalle linee della forma e lasciando a ricordo una semplice macchia di colore su un substrato di materia sconosciuta? Oppure…. Oppure ci indigneremmo di non avere possibilità di vita propria? Ci ribelleremmo? Inizieremmo a pretendere di esserci, di esistere veramente? Di non lasciarci trascinare dal susseguirsi di un racconto preordinato ed imposto e chiederemmo, allora, di poter usare il nostro libero arbitrio? Oppure … Oppure faremmo di tutto per ri-dimenticare la nostra strana origine per ritornare alla vita inanimata di sempre? Prestabilita di sempre? E seduti su una metropolitana dentro una calda giornata di ottobre che ci aspetta all’uscita della stazione … ri-assaporeremmo un cielo ancora terso e un vento dolce che passa tra i capelli e gli abiti ancor leggeri ri-aspettando il prossimo inverno  che… con certezza arriverà! Come sempre….

anna rita scheri

giovedì 27 settembre 2012

Forma ed Essenza

È una notte stellata, la luna là in alto risplende ormai quasi piena. Le stelle, i pianeti sono forme e punti lontani che illuminano il cielo. A guardare su, in alto, ci si perde. Cerchiamo confini a cui siamo abituati, uno spazio da delimitare. Lo spazio che, nel solo pronunciarne il nome, lo abbiamo circoscritto. Ma lo spazio, il cosmo non ha confini, non ha limitazioni e allora dovremmo abbandonarne ogni  definizione, per perderci dentro l’infinito a anche oltre …. Perderci (o ritrovarci) dentro la meraviglia di un universo illimitato, senza forma  e sentircisi dentro, sentirsene parte.
Noi siamo dentro lo spazio, lo spazio è dentro di noi con la sua profondità e illimitatezza. Noi siamo il Tutto, l’indefinito, ma siamo anche forma. Siamo dei contenitori, siamo vasi di cui molto spesso non conosciamo il contenuto. E il viaggio interiore che ne porta alla scoperta è un viaggio infinito che si perde, ritrovandole, nelle memorie di un cosmo in evoluzione…  nelle memorie di un Essere in evoluzione, in connessione tra il dentro e il fuori.
Siamo contenitori, siamo vasi esposti all’intemperie. Sentimenti come l’amore, la gioia, il dolore, la rabbia, la paura ci segnano, scalfiggono o lasciano crepe sulla superficie levigata o ruvida dell’esistenza.  Noi e la nostra forma di cui non riusciamo a farne a meno. Alla quale siamo attaccati, affezionati … dentro la quale siamo imbrigliati, ingabbiati e così ci resteremo se non prendiamo coscienza di chi e cosa siamo veramente. L’infinito, la profondità del cosmo è in noi … là dove non esiste tempo, forma. Là dove esiste solo essenza, amore incondizionato. Un pozzo dove attingiamo sapere e conoscenza, calma e felicità… Amore.
Forma e non forma, quindi,  questo noi siamo ... L'essenza è ciò che è e non ciò che appare. Non è minimalismo ma semplicemente: essenza senza forma ricoperta da un involucro ... che poi è forma. Quindi, il nostro vivere è : forma e non forma ... in equilibrio e in armonia. Siamo contenitori, vasi di cui dobbiamo prenderci cura, perché senza di essi non potremmo vivere su questa Terra, e siamo l’essenza dell’infinito di cui dobbiamo aver consapevolezza… Noi e il cosmo, un solo essere….
anna rita scheri

mercoledì 26 settembre 2012

Raggiungere il Cuore ...

Non ha alcuna importanza se non tutti capiscono cosa faccio, scrivo, dipingo, perchè fino a che ci sarà una persona su cento, due su mille, dieci su un milione, che avranno la sensibilità di comprendere ciò che esprimo, io avrò raggiunto il mio scopo. Raggiungere il Cuore e non la mente ....
 (Anna Rita Scheri)