domenica 28 febbraio 2021

Comprendere chi siamo implica onestà e amore per noi stessi, perché guardarsi dentro, aggiornare la nostra vera identità attraverso il cambiamento costante è operazione a volte molto dolorosa, un bisturi che taglia e affonda.... Per questo la bugia, quella vera, la diciamo a noi stessi prima di elargirla agli altri ...
(Anna Rita Scheri)





martedì 12 febbraio 2019

Siamo esseri unici!


In un mondo che sembra girare per tutti nello stesso verso, in cui la Terra ruota attorno allo stesso asse e il tempo è scandito così dalle stagioni, dagli anni, dai mesi, dalle settimane, dai giorni, dal buio e dalla luce, dalle ore, dai minuti, dai secondi uguali per tutti, tutto ciò che vive su questa Terra è in realtà un piccolo mondo a sé, con la propria orbita, con i propri tempi, il proprio modo di essere e percepire. Il battito d’ala di una farfalla sarà diverso dal rotolare di un masso giù dalla montagna, eppure entrambi eseguono un movimento. Il becco infilato dentro il calice di un fiore di un colibrì sarà diverso dalle zanne di un leone affondate dentro la carne di una tenera gazzella, ma entrambi si nutrono. La pelle di un indigeno, intento a cercare di inventare una nuova trappola per catturare un animale, è diversa da quella di un europeo che lavora dentro un laboratorio di ricerca per debellare un nuovo virus, ma entrambi usano il ragionamento… Anche se tutto sembra andare verso uno stesso scopo, il muoversi, il nutrirsi, il ragionare, ognuno lo fa però in modo diverso, in base alle proprie esigenze corporee, psichiche, ambientali e razziali. Se tutto questo lo rapportiamo al solo genere umano, pur pensando che si muova sullo stesso asse, scandendo lo stesso tempo, usando lo stesso cervello, ci rendiamo conto di quanto ogni persona sia diversa l’una dall’altra. L’evidenza assoluta sta nell’aspetto fisico. Difficile trovare un uomo uguale all’altro, e pur nelle somiglianze più palesi, se guardiamo bene, c’è qualcosa di difforme…. Allora mi chiedo: perché invece per quanto riguarda l’interiorità, i sentimenti, i pensieri, si crede troppo spesso che gli esseri umani non siano poi così dissimili l’uno dall’altro? Perché si pensa che in fondo l’amore sia un sentimento uguale per tutti, che il dolore sia percepito nella stessa maniera con le stesse scale di valori, che i comportamenti debbano essere per forza razionalmente, scientificamente, psicologicamente, allineati su uno stesso tracciato per tutti?
Per il DNA, base fondamentale della vita nel cui interno si trovano i cromosomi con tutte le informazioni genetiche che si trasmettono da un individuo all'altro, c'è un'alta improbabilità che due persone possano averlo uguale. Ed esistono situazioni di vita, di scelte differenti per ogni essere umano, pur vivendo nello stesso ambiente sociale, familiare, culturale o razziale e potrei andare avanti all’infinito con altri esempi dello stesso genere. 
Le persone che si incontrano difficilmente sono percepite nello stesso modo da ogni singolo individuo. Diverso sarà il modo di recepirle, valutarle, accettarle e anche se così non fosse, e a cambiare fosse solo il contesto, inevitabile sarebbe il cambio d’atteggiamento.
Molto spesso si fa l’errore di generalizzare, di credere che tutti possano rispondere a livello emotivo o logico nella stessa maniera nelle stesse situazioni, che le nostre esperienze possano valere anche per altri. Pur vivendo nell’era dell’individualismo, aborrendo ogni forma di collettivismo, si è comunque portati a pensare alla massificazione dei sentimentalismi, delle azioni, dei ragionamenti, delle soluzioni… Ma se ogni uomo esprimesse se stesso nello stesso modo di tanti altri come lui, non esisterebbe il pensiero creativo, non esisterebbe l’arte e l’espressione amorosa piena di sfumature, perché comporrebbero tutti la stessa canzone, dipingerebbero tutti lo stesso quadro, scriverebbero la stessa poesia oppure galleggerebbero tutti dentro lo stesso nulla.
Quando capita di parlare dei nostri problemi, affanni, difficoltà, ci sentiamo dare sempre le stesse risposte, le stesse soluzioni, fare gli stessi rimproveri, eppure nessuna delle persone con cui parliamo ha incontrato chi noi abbiamo incontrato, vissuto la nostra vita, amato nel nostro modo, subito ciò che noi abbiamo subito col nostro sentire, eppure, tutti si sentono in grado di trovare la soluzione che noi non abbiamo trovato mettendo in moto un ragionamento logico e analitico del tutto personale… Eppure in molti cadono dentro questo tranello e si lasciano trasportare, guidare… comandare…e, purtroppo … manipolare!
Concediamo invece comprensione e benevolenza alla follia e all’irrazionalità personale, al nostro modo unico di essere e di pensare. E lasciamo anche che gli altri esprimano loro stessi… perché, qualcosa potrebbero comunque insegnarci…

(anna rita scheri)


sabato 10 novembre 2018

Perché scrivere un romanzo?


Una domanda che mi sento rivolgere spesso è: da dove viene l’idea di scrivere un romanzo?
Più volte ho risposto che non credo che ‘nasca l'idea di scrivere un romanzo’. O almeno non succede a me. Più che altro il mio è un sentir crescere il bisogno di scrivere che dà il via ad una nuova storia da raccontare! Perché lo scrivere, il raccontare è un qualcosa che si ha dentro e che si ha il bisogno di tirare fuori e farlo espandere perché altrimenti imploderebbe consumando energia ed eros  inutilmente.
Davanti ad un pc, una pagina bianca, scorrono quindi le parole una dietro l’altra in un tempo non tempo, fino a notte fonda, fino al mattino, fino a quando gli occhi si chiudono per la stanchezza pur non volendo cedere ancora al sonno, perché c’è ancora qualcosa da aggiungere, da scrivere, da buttare giù, anche se è solo la bozza di quel pensiero che passa velocemente e che bisogna acchiappare al volo per non perdere nulla… Perché i pensieri, ahimè, sono più veloci delle dita sulla tastiera che tentano inutilmente di gareggiare in velocità dentro una competizione che sapranno già di perdere a priori, dato che il pensiero vola via velocemente e ciò che rimane è troppo poco per quello che si avrebbe voluto ancora raccontare, esprimere, fissare nel tempo. Tutto ciò che è rimasto in sospeso verrà dopo, dentro un altro capitolo o in un altro libro… chissà!?
Indubbio è che più scrivi più impari a farlo e più hai voglia di farlo! E non è soltanto un esercizio della mente, ma lo scrivere un racconto, un romanzo, coinvolge quella parte emotiva e irrazionale  che ti porta a viaggiare dentro emozioni inespresse o già vissute, che non sono state ancora archiviate  e possono rivivere attraverso l’immaginazione per sperimentare ancora  e donare.
Donare al mondo il frutto della creatività che si esprime attraverso le parole, le emozioni, il dialogo sottile della narrazione mentre c’è chi ascolta e soggiace al ritmo della musica delle parole e nel silenzio interiore che il leggere un romanzo, un racconto, una poesia, chiede con amore…
(Anna Rita Scheri)


domenica 19 agosto 2018

Certezze indubbie ...


Parlare con persone che hanno solo certezze ha dell’incredibile parossismo! Sembra che nulla le scalfigga. Nessun dubbio, nessun'altra possibile realtà diversa dalla loro arriva ad intaccarle con il dubbio, sia pur nell’attimo del passaggio veloce di un manto leggero che transita loro accanto portando con sé un alito di vento scomposto o quello più lungo di un uragano che spazza via tutto ciò che incontra! Nessun’altra possibile realtà, se non la loro, viene considerata nei margini della logica rigorosa del pensiero che appartiene ad una mente che appare e si crede riconciliata con il mondo dell’impossibile mostrandosi lucida e perfetta. Esse riescono talmente bene a seguire il filo assoluto dei loro ragionamenti che tutto ciò che da un altro interlocutore arriva è sbagliato a priori. La non cognizione che qualsiasi altra verità possa esistere al di fuori della loro logica e precisa argomentazione e/o convinzione e possa anche essere giusta e buona, li porta a vivere dentro un mondo squadrato dove nulla può essere rimosso o tanto meno messo in dubbio da punti interrogativi o da incertezze. Il vago, non vi alloggia, il senso di smarrimento non può dimorarvi. Il loro quadrato, squadrato tanto perfettamente, è il luogo ove tutta l’imperfezione del mondo è stata rimossa e posta “al di fuori”, considerata criticamente come sbagliata, confusionaria, impossibile e malevola. Quando parli, loro non ti ascoltano, quando esprimi dissenso, loro ti condannano, quando provi a contraddirli, loro alzano la voce perché non accettano di essere contraddetti! Nella paura che il loro bel castello di carte possa essere distrutto, le pone sempre a difesa della loro rigida esistenza e della non accettazione del dubbio o di un’altra possibile verità. E con questo atteggiamento, restano lontane dal comprendere che nello stesso attimo in cui negano l’altro, il diverso, negano l’amore e la comprensione anche per loro stesse! Rigide, imbalsamate, prive di empatia, esse continuano ad esprimere solo e perenni certezze, negando sentimenti ed emozioni.
(Anna Rita Scheri)

giovedì 2 agosto 2018

Una donna sbagliata (?) - Romanzo di Anna Rita Scheri


Sono Donna. Sono donna ogni giorno della mia vita, dentro ogni attimo in cui respiro, dentro ogni sorriso che mi fa sentire bene o dentro una lacrima che scivola lungo una ruga. Sono donna quando credo che l’amore mi prenderà per mano per condurmi lungo sentieri della felicità, sono donna anche quando l’amore mi delude, mi tradisce e mi abbandona dentro il mare sconosciuto della solitudine. Sono donna quando nel mio ventre cresce la vita e quando la carne della mia carne, per vivere la sua di vita, si allontana. Sono donna quando accolgo quella mano che mi accarezza per sostenere, comprendere, assistere, ma anche quando quella mano mi denigra, colpisce, abbandona… Sono donna quando, guardando negli occhi un’altra donna, invece di un’amica trovo una nemica o scorgo il mio stesso mancamento, la mia stessa disperazione e il vuoto che mi circonda lo riempio con un abbraccio donato con amore. E sono donna anche dentro il mio essere artista, dentro quella diversità che accompagna la creatività e la sensitività che mi contraddistinguono. Sono donna dentro il desiderio di essere accettata per quello che sono e appoggiata nelle mie scelte e aspirazioni. Mi sento donna perché in me è l’Universo e dentro l’Universo la Donna-Madre-Dea ha un posto di primo piano nell’ordine delle cose. Mi sento donna nella totalità dell’Essere e per questo il rispetto e l’amore per me stessa diventano priorità…



Anna Rita Scheri, pittrice, poetessa, scrittrice romana, ha scritto poesie e racconti pubblicando un libro catalogo: Come in un volo… dentro un sogno (2007), il romanzo: Protagonista di vita (2010) e la raccolta di racconti: Che bello stare con te! (2013). Come pittrice, dal 2000 a oggi, espone le sue opere in personali e mostre collettive conseguendo premi e riconoscimenti a livello internazionale.
Sono donne le protagoniste dei suoi racconti e romanzi, ma anche molto presenti nella sua pittura. Donne alla ricerca di loro stesse, della loro interiorità, a volte eteree e molto spirituali pur nella loro concretezza terrena.
Sono donne le protagoniste dei suoi racconti e romanzi, ma anche molto presenti nella sua pittura. Donne alla ricerca di loro stesse, della loro interiorità, a volte eteree e molto spirituali pur nella loro concretezza terrena.
In questo suo ultimo lavoro: Una donna sbagliata, la protagonista è dentro un percorso di ricerca - in psicologia, esoterismo, spiritualità - che la porta verso esperienze inusuali e profonde. Una donna al di fuori degli schemi e delle regole alle quali troppi sembrano attenersi senza porsi domande e cercare risposte. Al contrario di lei che segue percorsi tortuosi dentro una diversità che la contraddistingue e che le porta solitudine. Una continua battaglia per farsi accettare e trovare il ‘suo posto’, ma soprattutto, accettarsi e amarsi per ciò che è.


sabato 7 aprile 2018

Aforisma

L'amore ha valenze troppo alte per preoccuparsi della limitatezza degli esseri umani. 
Lui viaggia a testa alta e gli uomini abbassano il capo nell'incontrarlo, non per deferenza o gratitudine... ma solo per paura di doverlo riconoscere. (Anna Rita Scheri) 

lunedì 2 aprile 2018

L'INCONTRO, racconto di Anna Rita Scheri


Erano stati giorni, quelli, di pesantezza e ferite dentro la  mia anima. Giorni in cui il mio spirito si era piegato e ritirato dietro una sorte avversa che sembrava non volermi lasciare in pace. La stanchezza fisica e mentale si era impossessata della mia esistenza e mi trascinava lungo vie buie, appesantita da fardelli ingombranti sulle spalle ricurve. Non sapevo neppure più chi fossi, cosa volessi e perché stessi respirando ancora ma… per fortuna la mia forza lascia sempre uno spiraglio, una fessura aperta affinché anche una piccola flebile luce possa comunque attraversare il buio e quel giorno, in fila in un ambulatorio medico, dentro quella fessura ho incontrato il sorriso di un angelo adagiato ancora dentro la pancia della sua mamma.
L’alzheimer è una malattia insidiosa, devastante e irrisolvibile sia per l’ammalato che per i parenti che se ne prendono cura e stava logorando mia madre fisicamente e mentalmente - e   moralmente me - ormai da molti mesi, ed erano diventate quotidianità le trafile tra medici, ospedali, pratiche burocratiche e assistenti sociali.
Anche quella mattina ero in fila per delle ricette presso l’ambulatorio del medico di famiglia, pensando alle mille altre cose che avrei potuto e dovuto fare dentro quel tempo che stavo invece spendendo obbligatoriamente in piedi e in attesa del mio turno, quando  lo sguardo di una giovane donna incinta che parlava con l’infermiera incrociò il mio. La vidi sorridermi una, due, tre volte, tra una richiesta e l’altra di prescrizioni di analisi. Poi la sentii chiedermi:
“Anche lei è incinta?”.
“No.” - le risposi io alquanto diverta e pensando quanto fosse buffa quella domanda fatta quasi con una coscienza tale da non voler essere smentita.
“Mi scusi ma lei è pressappoco vestita come me e credevo…” - aggiunse quindi con imbarazzo.
Le sorrisi anche io pensando che in fondo aveva ragione. Da sotto il piumino il pantacollant e il lungo maglione di lana che si vedevano potevano far presupporre una probabile pancia da mamma in attesa che però… in realtà non c’era. E continuando a sorridere le risposi che non avevo più l’età ormai per diventare di nuovo madre.
“Ma lei è ancora così giovane e un altro figlio può sempre pensare di averlo, non crede??”. - Continuò ad incalzare lei quasi volesse convincermi che ero ancora in grado di generare vita dentro di me! E così cogliendo lo spunto di quel fraintendimento ci siamo messe a chiacchierare sulla bellezza dell’essere madre e di come i figli possano riempirti la vita.
“Questa bambina per me è stata una benedizione. – mi confessò poi ad un tratto - E’ morto mio fratello qualche anno fa e da allora non ero più riuscita ad essere felice, a stare bene.” 
“Mi dispiace - le dissi con una fitta al cuore - so cosa significa perdere una persona che si ama”.
“Era mio fratello gemello - mi confidò ancora - e per me è stato un dolore infinito”.  
“Già, - le risposi guardandola con dolcezza - un dolore che non se ne va e sembra che tutto sia successo ieri”.
Lei mi sorrise di nuovo annuendo, mi accorsi però della serenità che c’era in quel sorriso.
“E’ vero - mi disse ancora - ma alla fine arriva la rassegnazione. Non le nascondo però che per superare il dolore ho dovuto ricorrere ad uno psicoterapeuta. C’è stato chi mi diceva: aiutati che Dio ti aiuta, oppure che in molti avevano avuto dolori come il mio, se non addirittura più grandi, e li avevano superati con coraggio da soli, ma io mi sentivo male e non riuscivo ad uscirne. Avevo bisogno di aiuto ma nessun era disposto a comprendermi…”
Come la capivo! Come conoscevo i sintomi di quella sofferenza simile a tanta altra generata da condizioni diverse e anche la solitudine. La solitudine del dolore!
La confortai con dolcezza:
“Ogni dolore appartiene alla persona che lo prova e deve essere elaborato per quello che è. Deve essere rispettato! Non ha importanza che ci siano altri con dolori forse più grandi di quello che si sta provando, è giusto avere considerazione del dolore di ogni singolo essere e di qualsiasi grandezza o profondità esso sia!” – e con dolcezza ribadii che ogni sofferenza è grande per chi la prova e non può essere giudicata dagli altri con un metro o peso che non ci appartiene e che non esiste.
“E poi, per riconoscere di non farcela da soli, di aver bisogno di aiuto, ci vuole un grande coraggio. - continuai - Ammettere con se stessi e con gli altri che si ha un problema, ci vuole coraggio. Ha fatto bene ad andare da uno psicoterapeuta se lo ha ritenuto giusto e se poi l’ha aiutata.”
Lo sguardo di gratitudine scaturito dalle mie parole su quella delicata e forte donna fu poi una carezza sulla mia pelle e quando alla fine, ottenute le ricette, la futura mamma mi salutò con il suo bel sorriso, poggiando la mano sul mio braccio dicendomi: “E’ stato bello incontrare una persona come lei. Grazie per la carineria che ha avuto nei miei confronti e per avermi ascoltato” - io mi sentii grata per quell’incontro che il cielo aveva voluto regalarmi e le risposi:
 “Sono io a doverla ringraziare…”
E sì, perché ero stata io, quella mattina, ad aver ricevuto il dono magnifico di  un doppio sorriso: quello di una mamma e della piccola bimba dentro la sua pancia. Un doppio sorriso che mi riempì il cuore e che ringraziai più di una volta per avermi ridato la voglia di aprirmi ancora alla vita. La vita che sempre e comunque… germoglia!!


Pubblicato nel 2014 sul libro: "Insieme, Autori per la Sardegna" a sostegno delle popolazioni colpite dall'alluvione in Sardegna del 20 novembre 2013




lunedì 19 febbraio 2018

Che bello stare con te! - Nove racconti per nove donne.


Le donne hanno mille volti, mille sfumature, per questo ho cercato di riportare il tutto con parole, con segni, sui fogli bianchi nel mio terzo libro “Che bello stare con te!”. Un saggio contenente nove racconti, scritti in momenti ed in anni differenti fino a formare un coro di voci al femminile che aveva bisogno di farsi udire. Perché ogni donna prova sentimenti, emozioni, esperienze di vita tipiche del proprio sentire e in questo libro c’è concentrata se non tutta l’essenza dell’animo femminile almeno in gran parte.
Ognuna delle protagoniste è parte di me, dei miei amori, dei miei sogni, delle mie sofferenze, della mia rabbia e tanto altro... Sono donne che hanno vissuto le loro emozioni attraverso le mie esperienze belle o brutte che siano state e dunque reali dentro le loro storie. Sono donne che hanno amato, sofferto, cercato di cambiare il loro modo di essere o almeno ci hanno provato ed io le amo tutte profondamente e non saprei sceglierne una che mi abbia travolto più di un'altra. Loro sono me ed io sono loro, non potrebbe essere diversamente.
Per chi desidera acquistare una copia del libro, può contattarmi attraverso questo blog o su facebook.


venerdì 17 novembre 2017

Quando gli elementi si incontrano ...