lunedì 2 aprile 2018

L'INCONTRO, racconto di Anna Rita Scheri


Erano stati giorni, quelli, di pesantezza e ferite dentro la  mia anima. Giorni in cui il mio spirito si era piegato e ritirato dietro una sorte avversa che sembrava non volermi lasciare in pace. La stanchezza fisica e mentale si era impossessata della mia esistenza e mi trascinava lungo vie buie, appesantita da fardelli ingombranti sulle spalle ricurve. Non sapevo neppure più chi fossi, cosa volessi e perché stessi respirando ancora ma… per fortuna la mia forza lascia sempre uno spiraglio, una fessura aperta affinché anche una piccola flebile luce possa comunque attraversare il buio e quel giorno, in fila in un ambulatorio medico, dentro quella fessura ho incontrato il sorriso di un angelo adagiato ancora dentro la pancia della sua mamma.
L’alzheimer è una malattia insidiosa, devastante e irrisolvibile sia per l’ammalato che per i parenti che se ne prendono cura e stava logorando mia madre fisicamente e mentalmente - e   moralmente me - ormai da molti mesi, ed erano diventate quotidianità le trafile tra medici, ospedali, pratiche burocratiche e assistenti sociali.
Anche quella mattina ero in fila per delle ricette presso l’ambulatorio del medico di famiglia, pensando alle mille altre cose che avrei potuto e dovuto fare dentro quel tempo che stavo invece spendendo obbligatoriamente in piedi e in attesa del mio turno, quando  lo sguardo di una giovane donna incinta che parlava con l’infermiera incrociò il mio. La vidi sorridermi una, due, tre volte, tra una richiesta e l’altra di prescrizioni di analisi. Poi la sentii chiedermi:
“Anche lei è incinta?”.
“No.” - le risposi io alquanto diverta e pensando quanto fosse buffa quella domanda fatta quasi con una coscienza tale da non voler essere smentita.
“Mi scusi ma lei è pressappoco vestita come me e credevo…” - aggiunse quindi con imbarazzo.
Le sorrisi anche io pensando che in fondo aveva ragione. Da sotto il piumino il pantacollant e il lungo maglione di lana che si vedevano potevano far presupporre una probabile pancia da mamma in attesa che però… in realtà non c’era. E continuando a sorridere le risposi che non avevo più l’età ormai per diventare di nuovo madre.
“Ma lei è ancora così giovane e un altro figlio può sempre pensare di averlo, non crede??”. - Continuò ad incalzare lei quasi volesse convincermi che ero ancora in grado di generare vita dentro di me! E così cogliendo lo spunto di quel fraintendimento ci siamo messe a chiacchierare sulla bellezza dell’essere madre e di come i figli possano riempirti la vita.
“Questa bambina per me è stata una benedizione. – mi confessò poi ad un tratto - E’ morto mio fratello qualche anno fa e da allora non ero più riuscita ad essere felice, a stare bene.” 
“Mi dispiace - le dissi con una fitta al cuore - so cosa significa perdere una persona che si ama”.
“Era mio fratello gemello - mi confidò ancora - e per me è stato un dolore infinito”.  
“Già, - le risposi guardandola con dolcezza - un dolore che non se ne va e sembra che tutto sia successo ieri”.
Lei mi sorrise di nuovo annuendo, mi accorsi però della serenità che c’era in quel sorriso.
“E’ vero - mi disse ancora - ma alla fine arriva la rassegnazione. Non le nascondo però che per superare il dolore ho dovuto ricorrere ad uno psicoterapeuta. C’è stato chi mi diceva: aiutati che Dio ti aiuta, oppure che in molti avevano avuto dolori come il mio, se non addirittura più grandi, e li avevano superati con coraggio da soli, ma io mi sentivo male e non riuscivo ad uscirne. Avevo bisogno di aiuto ma nessun era disposto a comprendermi…”
Come la capivo! Come conoscevo i sintomi di quella sofferenza simile a tanta altra generata da condizioni diverse e anche la solitudine. La solitudine del dolore!
La confortai con dolcezza:
“Ogni dolore appartiene alla persona che lo prova e deve essere elaborato per quello che è. Deve essere rispettato! Non ha importanza che ci siano altri con dolori forse più grandi di quello che si sta provando, è giusto avere considerazione del dolore di ogni singolo essere e di qualsiasi grandezza o profondità esso sia!” – e con dolcezza ribadii che ogni sofferenza è grande per chi la prova e non può essere giudicata dagli altri con un metro o peso che non ci appartiene e che non esiste.
“E poi, per riconoscere di non farcela da soli, di aver bisogno di aiuto, ci vuole un grande coraggio. - continuai - Ammettere con se stessi e con gli altri che si ha un problema, ci vuole coraggio. Ha fatto bene ad andare da uno psicoterapeuta se lo ha ritenuto giusto e se poi l’ha aiutata.”
Lo sguardo di gratitudine scaturito dalle mie parole su quella delicata e forte donna fu poi una carezza sulla mia pelle e quando alla fine, ottenute le ricette, la futura mamma mi salutò con il suo bel sorriso, poggiando la mano sul mio braccio dicendomi: “E’ stato bello incontrare una persona come lei. Grazie per la carineria che ha avuto nei miei confronti e per avermi ascoltato” - io mi sentii grata per quell’incontro che il cielo aveva voluto regalarmi e le risposi:
 “Sono io a doverla ringraziare…”
E sì, perché ero stata io, quella mattina, ad aver ricevuto il dono magnifico di  un doppio sorriso: quello di una mamma e della piccola bimba dentro la sua pancia. Un doppio sorriso che mi riempì il cuore e che ringraziai più di una volta per avermi ridato la voglia di aprirmi ancora alla vita. La vita che sempre e comunque… germoglia!!


Pubblicato nel 2014 sul libro: "Insieme, Autori per la Sardegna" a sostegno delle popolazioni colpite dall'alluvione in Sardegna del 20 novembre 2013




lunedì 19 febbraio 2018

Che bello stare con te! - Nove racconti per nove donne.


Le donne hanno mille volti, mille sfumature, per questo ho cercato di riportare il tutto con parole, con segni, sui fogli bianchi nel mio terzo libro “Che bello stare con te!”. Un saggio contenente nove racconti, scritti in momenti ed in anni differenti fino a formare un coro di voci al femminile che aveva bisogno di farsi udire. Perché ogni donna prova sentimenti, emozioni, esperienze di vita tipiche del proprio sentire e in questo libro c’è concentrata se non tutta l’essenza dell’animo femminile almeno in gran parte.
Ognuna delle protagoniste è parte di me, dei miei amori, dei miei sogni, delle mie sofferenze, della mia rabbia e tanto altro... Sono donne che hanno vissuto le loro emozioni attraverso le mie esperienze belle o brutte che siano state e dunque reali dentro le loro storie. Sono donne che hanno amato, sofferto, cercato di cambiare il loro modo di essere o almeno ci hanno provato ed io le amo tutte profondamente e non saprei sceglierne una che mi abbia travolto più di un'altra. Loro sono me ed io sono loro, non potrebbe essere diversamente.
Per chi desidera acquistare una copia del libro, può contattarmi attraverso questo blog o su facebook.


venerdì 17 novembre 2017

Quando gli elementi si incontrano ...

                                                            

              

                                                     

lunedì 27 giugno 2016

Le Leggi del Cosmo e della Natura

Non appartenere ad alcun partito politico, alcuna religione o setta, ti permette l'obiettività e la vera libera scelta. Quando l'essere umano imparerà che le uniche leggi con un Valore ed efficaci sono quelle dell'Ordine, dell'Armonia e della Bellezza della Natura e del Cosmo, non avrà bisogno di un mediatore che lo indirizzi e lo governi o si faccia promotore dei suoi bisogni. Le religioni basate sulla caduta (peccato originale) e sulla redenzione o sul premio finale non avranno più potere su di lui e così pure ogni qualsivoglia potere economico o politico e smetterà di porre in mani altrui il suo benessere. Sarà finalmente libero di vivere e di esistere per se stesso in equilibrio con gli altri e con il Pianeta che lo ospita, perché avrà la certezza che ciò che è fuori, attorno a lui, è anche dentro di sé e che gli basterà regolare quel qualcosa nel profondo per realizzare i suoi desideri in armonia con il Tutto..Immagino che tutto questo potrebbe sembrare utopia... anche se, chi ha mente aperta e ampia visione e conoscenza delle possibilità dell'animo umano sa che ogni cosa può essere realizzata con il giusto desiderio. Eleanor Roosevelt disse: “Grandi menti parlano di idee, menti mediocri parlano di fatti, menti piccole parlano di persone”, e purtroppo si è ancora troppo impegnati a parlare di persone e fatti, perché forse le grandi menti sono ancora troppo poche per essere prese in considerazione dalla massa o forse le grandi menti fanno ancora troppa paura, per essere prese in considerazione da chi il coraggio di cambiare prospettiva ancora non ce l’ha…Forse perché alle menti mediocri e piccole sta ancora bene annaspare per riuscire a rimanere a galla dentro questo piccolo mondo… pieno di cervelli a paratie stagne…

Anna Rita Scheri 

sabato 12 marzo 2016

(?) I'm a real artist

Qualche anno fa, sulla chat di facebook, una donna con la quale mi stavo confrontando su alcune situazioni, si piccò del fatto che io mi definissi un'artista. Mi disse che anche lei nel suo modo di essere lo era. Le risposi tranquillamente che io potevo credere benissimo in ciò che affermava ma, che non avevo mai visto alcuna sua opera e che mi avrebbe fatto piacere vederla. Mi ribadì che pur non avendo dipinto o scritto o interpretato nulla di artistico, lei artista ci si sentiva eccome! e che io non potevo pensare di essere migliore di lei! 
Quel giorno lasciai cadere la conversazione, perché ritenni inutile dilungarmi sul versante distruttivo di una personalità in conflitto, ma oggi mi è ritornata in mente. Forse perché continuo ad incontrare 'persone' (maschere) che non riescono ad accettare che ci sia qualche Essere diverso da loro, qualcuno che possa vedere o sentire ciò che loro non riescono a sentire e vedere, che possa conoscere cose che loro stessi si precludono, che possa viaggiare dentro dimensioni nelle quali non sanno/vogliono accedere... 
Mi accorgo sempre di più che ci sono persone (maschere) che non sanno accettare confronti e dialoghi con chi si esprime attraverso il cuore e l'anima senza barriere alla ricerca di verità ... Si taccia di presunzione e si butta sul rogo acceso dall'ignoranza, chi a loro non somiglia perché diverso, sperando che bruci e... non si accorgono che ciò che stanno bruciando è solo il riflesso delle loro ombre più scure e che quel rogo non li libererà da se stessi ...

mercoledì 10 febbraio 2016

MOSTRA PERSONALE DI PITTURA - Roma dal 3 al 5 marzo 2016



SEGNI COLORI ANIMA.... LA VERITA' DELLA BELLEZZA
“Oggi siamo inconsci della bellezza. Siamo an-estetici, anestetizzati, psichicamente ottusi.” - Come dare torto al grande James Hillman?
Abbiamo dimenticato l’espressione stessa della bellezza, la bellezza da celebrare dentro lo spazio sacro, un momento sacro con qualcosa di lieto da fare nella crescente connessione con il cielo, creando così un ponte energetico che restituisce potere e sacralità alla terra, al luogo in cui si agisce.
Il luogo del rito indiscusso, un atto (o insieme di atti) che viene eseguito secondo norme codificate. E sia che abbia un fine sociale o connesso con la religione o che sia strettamente personale, il rito ha bisogno di una partecipazione emotiva profonda, senza la quale cesserebbe di esistere. Quella stessa partecipazione emotiva profonda che richiede il riconoscimento della bellezza!
Ogni spazio sacro è quello separato ermeticamente dal mondo temporale. Uno spazio in cui nulla vi penetra. Una zona eterna protetta dall’impatto con gli stimoli del tempo, dove ci si può separare da tutto il resto; lo stesso dove un artista, un pittore diventa entità a se stante, nell’esclusione del mondo per celebrare il suo rito personale di creazione. Perché nella connessione con il divino all’interno e all’esterno di se stesso, l’artista pone l’emotività profonda al servizio della conoscenza dell’invisibile. Il sacerdote dell’arte che si racconta come un mito da cui trae il simbolo che si mostra per spiegare il mistero della vita.
Il cavalletto o lo strumento musicale o qualsivoglia foglio bianco diventano l’altare ove egli celebra il sacrificio esponendolo al giudizio profano nella nudità dell’anima.
Per questo amo, nel titolo di questa mostra, l’espressione: LA VERITÀ DELLA BELLEZZA. È il dar modo a tutti di approfittare dello spazio sacro dell’esposizione, per scendere nel profondo di se stessi, connettendosi a quella verità-emozione che solo l’arte può evocare attraverso la visione e percezione della Bellezza…
Anna Rita Scheri



mercoledì 25 novembre 2015

Una candela per una ricorrenza: la violenza sulle Donne


Oggi ho ricevuto una candela rossa come omaggio per la giornata contro la violenza sulle donne…

Un gesto carino da un uomo semi-sconosciuto che non conosce la mia storia… e che non sa quanto poco ami ricorrenze come queste… Perché oggi chi ha acceso una candela per solidarietà con una donna violentata… domani se ne sarà già dimenticato o, al massimo, continuerà ad inorridire ad un’altra notizia di violenza dimenticando pure quella, appena dopo averla letta.
Il 17 dicembre prossimo dovrò presentarmi in tribunale come unica testimone per un processo sulla violenza contro una giovane donna che ho tolto dalle mani dell'aggressore... salvandola.
Allora, nei giorni successivi a quell'avvenimento mi sentii molto male, mi ritornarono alla mente le violenze subite e... nessuna mano a tirarmi via e la vergogna da nascondere… Fu dura ritrovare un equilibrio.
Oggi alcune ferite sono scomparse, altre continuano a farsi sentire... Ma le violenze non ci abbandonano mai… perché se si crede che violenza siano solo botte, stupri, uccisione, non ci si rende conto che le violenze psicologiche sono dure tanto quanto le altre e lasciano ferite, ferite invisibili all’occhio che non sa vedere, ma profonde e dolorose. Pochi hanno sentore, inoltre, che anche l’indifferenza fa parte di queste violenze, perché dell’indifferenza ormai ne abbiamo fatto il nostro abito quotidiano.
L'indifferenza con cui molti uomini usano una donna per il loro unico piacere per poi buttarla via come fosse una cosa usa e getta che, quando si è esaurita (in base a logiche perverse), non serve più al loro scopo, e per cercarne un'altra più consona al novello desiderio di conquista… O basta, semplicemente, far riferimento al pensiero maniacale del possesso della schiava in qualsiasi ambito sociale: privato o lavorativo che non lascia spazio a personalità, dignità … uccidendo ogni amore della donna per se stessa e ogni rispetto.

E’ questo che noi donne dobbiamo imparare: l'amore e il rispetto per noi stesse a qualunque costo! Dobbiamo imparare a dire di no.. e a non lasciarci trascinare in giochi morbosi e distruttivi, siano essi spinti dall’amore o dal bisogno! E questo possiamo farlo solo se cominciamo a volerci bene e ad essere leali e solidali sempre ogni giorno le une con le altre ... perché chi violenta una donna ... violenta tutte le donne..
Anna Rita Scheri


domenica 17 maggio 2015

LIBERA SCELTA E RESPONSABILITÀ, l'eterna condanna

L'uomo è condannalo ad essere libero" - proclama Jean-Paul Sartre in una formula apparentemente paradossale. Egli sottolinea così l'idea che la libertà dell'uomo è infinita e che, quindi, rende, l'uomo interamente responsabile delle sue scelte - "Tutto ciò che mi accade è mio: si deve intendere con questo, innanzitutto, che io sono sempre all'altezza di ciò che mi accade, in quanto uomo,  perché ciò che accade a un uomo, da parte di altri uomini e da parte di se stesso, non potrebbe essere che umano.”
Dato che soltanto gli esseri umani dispongono di questa incondizionata libertà di scegliere, che li accompagna nel corso della loro esistenza stabilendone i fini, questo costituisce per Sartre: “il motore della tragedia della responsabilità”; in quanto ogni scelta individuale  riguarda tuto il resto delle persone che sono a lui attorno, se non l’intera umanità. Per questo ne L’existentialisme est umanisme, Sartre descrive la responsabilità come una terribile condanna che grava sulla condizione umana e ne mina la possibilità d’azione, sia sua che di altri.
Ora, senza scomodare ulteriormente Sartre, appurato che ogni essere umano ha possibilità di scelta, anche se a volte sono scelte indotte da un retaggio moralistico-educativo che non lascia spazio al vero libero arbitrio, l’essere umano ne ha comunque consapevolezza. Tanto più se si tratta di scelte che coinvolgono un rovesciamento di schemi e situazioni e che richiedono una certa dose di coraggio e di responsabilità sia nei confronti di se stesso che di altri.
Purtroppo però l’assunzione di responsabilità resta ostica ai più, provocando così uno scarico della stessa dal soggetto della scelta all’oggetto - uno o tanti -  che in questa stessa scelta viene coinvolto anche suo malgrado e senza suo consenso diretto.
Per fare un esempio molto semplice: un uomo che decida di uccidersi con il fumo e vive in una stanza con altri, deve prendere coscienza che questa sua decisione-scelta porterà disagio, se non alla stessa morte, anche le altre persone che dividono con lui quello spazio. E qui la presa o non presa di responsabilità gioca un ruolo decisivo.
Egoisticamente l’uomo potrà fregarsene e fumare a suo piacimento, anche tentando di nascondere o adducendo false teorie che comunque quel fumo non creerà danni a nessuno o proclamando che la sua è solo indiscussa libertà, mettendo in atto forti tentativi di manipolazione e innesco di sensi di colpa in chi potrebbe sentirsi responsabile di limitare quella stessa libertà, oppure, invece, potrebbe assumersi la responsabilità della sua scelta mettendo al corrente gli altri, lasciandoli liberi di restare o cambiare stanza o lasciando lui stesso quello spazio per trovare un contesto più consono e giusto presso altri fumatori.
Il gioco perverso delle parti più forti e dominanti fa in modo però che prevalgano gli egoismi e che ci siano più vittime di quello che si immagina, perché colui che detta le regole, con la sua scelta, pretenderà che gli altri entrino nel gioco lasciando a lui sempre la vittoria, mettendo in atto tragiche manipolazioni! Ora la domanda che scaturisce da tutto questo potrebbe essere: quanta consapevolezza c’è nell’uomo che dentro la propria scelta coinvolge/ferisce altre persone?  
E qui il problema perenne e sempre più incalzante della conoscenza di se stesso - Nosce te ipsum -acquista a sua volta una valenza sempre maggiore e primaria… perché anche in questo: la tragica ASSUNZIONE DI RESPONSABILITÀ diventa una giusta condanna.
Anna Rita Scheri


martedì 7 aprile 2015

Il maschile ed il femminile nel tempo di passaggio

Viviamo un tempo di passaggio in cui la donna si è molto evoluta allentando il fardello dei doveri come madre, moglie, amante ... e/o semplice supporto lavorativo, liberandosi con ciò dei molti sensi di colpa inculcati dalla famiglia o da una società patriarcale. Ha liberato se stessa anche del concetto arcaico della sottomissione nel sesso, di un sesso passivo e non gratificante.
L'uomo, in tutto questo, non è ancora riuscito ad adeguarsi. I nuovi parametri femminili lo hanno destabilizzato e questo ha fatto sì che rallentasse la propria evoluzione! Si è sentito vittima di una donna più presente a se stessa e più decisa, e come vittima  gioca al riscatto nel solo modo in cui è capace: conquistando per poi tentare di sottomettere e ripristinare il suo controllo, il suo possesso... Alcune donne hanno sposato la causa di questo uomo vittima della femmina troppo emancipata, e sostengono inconsapevolmente la 'debolezza' maschile continuando così a preservare anche i propri sensi di colpa al femminile...
In opposizione troviamo però la donna che, invece, per emancipazione, ha creduto di doversi allineare a quei parametri maschili che si rapportano nell'aggressività, nel dominio, nel raggiungimento del potere a tutti i costi, sia pure con la sottomissione altrui! Uccidendo in questo modo ciò che fa della donna l'essere accogliente, amorevole con capacità di mediazione... e comprensione.
Viviamo un periodo di passaggio e ci vorrà ancora del tempo prima che le donne e gli uomini arrivino a capire che valori maschili e femminili vanno preservati dentro ognuno di loro (e parlo dell'anima - il femminile - per gli uomini e dell'animus - il maschile - per le donne) per raggiungere quell'armonia ed equilibrio tra le parti che in molti si augurano, ma che sono ancora lontani dalla reale comprensione.

anna rita s



"L'incertezza del del dubbio" - olio su tela

mercoledì 7 gennaio 2015

MARIONETTE

Quando nel 1998  misi sulla tela il mio sentire e lo trasformai in figure di marionette, mi ero già resa conto di quanto difficilmente si ha sentore che non si ha alcun potere sul corso di molti eventi della vita e li si subisce. 
Quante volte cambiamo pensiero? Quante volte ci adeguiamo a situazioni, persone, accadimenti, senza che ci si renda conto di essere stati risucchiati da una spirale che ci fa volteggiare senza il nostro reale desiderio di esserci... di volerci stare. Oppure pensiamo di essere immuni alle catastrofi, ai giochi di potere, agli incidenti o malattie... e poi succede che... 
Ebbene sì, siamo marionette incapaci di muoverci senza quei fili che ci muovono e non ne abbiamo coscienza!
Abbiamo più personalità di quante crediamo di avere... Un momento siamo felici, l'attimo dopo l'infelicità ci coglie inaspettata. Un attimo amiamo una persona e l'attimo successivo riusciamo ad odiarla più di qualsiasi altra cosa; cambiamo idea più facilmente di quanto possiamo credere di fare, eppure i nostri fili sono lì, invisibili solo perché non li vogliamo vedere... e magari continuiamo a sparlare inadeguatamente di libertà, a cercarla, quando non se ne conosce neppure il reale significato...
Sì, lo so, come posso io capovolgere o destrutturare il significato di una parola per la quale in molti sono morti, hanno lottato e scritto molto? Ma io parlo di quella libertà interiore, quella con la quale ognuno di noi deve fare i conti riflettendosi nello specchio del proprio inconscio, del proprio vero Io.
Ci è stato fatto un dono grandissimo: il libero arbitrio ma non ci è stato dato in 'dotazione', se mi si concede questo termine. Il libero arbitrio è l'unica cosa che ci potrebbe permettere di liberarci dei fili che ci manovrano, quei fili che ci vietano di decidere per noi stessi: cosa fare, dove andare e discernere i desideri veri da quelli falsi, ma ... ce lo dobbiamo guadagnare e lo si guadagna con la ricerca, la conoscenza, con la presa di coscienza che si deve cambiare modo e metodo di vita per iniziare la scalata verso valori spirituali molto più alti. Trovare quell'amore per noi stessi che ci permette di essere finalmente liberi!
Si dice che nessuno potrà mai decidere di dare una svolta alla propria vita, se prima non incappa in qualche avvenimento drammatico che apre un diverso sentire e un nuovo rapporto con la propria esistenza. Forse è così o forse semplicemente dovremmo lasciar andare vecchi schemi, vecchie corazze, vecchie educazioni pregne di moralismi, regole... e ritrovare un Eros antico e personale, nella sua accezione di bellezza, desiderio di conoscenza e meraviglia, ancora presente in noi e che trasuda spesso nei sogni e ci mostra quello che il nostro vero Io vorrebbe essere, ma che non permettiamo che sia... E' l'agire contro le regole perché amiamo altre cose.... 
anna rita scheri
  

 Il Bastone - olio su tela
                                  Il palo - olio su tela











Graffiti - olio su tela